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Pino domestico (Pinus pinea): caratteristiche, uso in città e criticità

Il pino a ombrello è il simbolo di Roma e delle pinete costiere, ma in città è anche uno degli alberi più difficili da gestire: radici che sollevano l'asfalto, chiome pesanti e, negli ultimi anni, la cocciniglia tartaruga.

In sintesi

  • Il pino domestico o pino da pinoli (Pinus pinea L.) è una conifera sempreverde mediterranea, riconoscibile per la chioma a ombrello.
  • Raggiunge in genere 20–25 m e può vivere 200–250 anni.
  • In città le radici crescono spesso in superficie e sollevano asfalto e marciapiedi; la stabilità degli alberi vecchi va controllata.
  • Dal 2014 è minacciato dalla cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis), oggi presente in Campania, Lazio e altre regioni, con misure fitosanitarie obbligatorie.

Come riconoscere il pino domestico

  • Portamento: tronco diritto che perde i rami bassi crescendo; la ramificazione si concentra in alto e forma la tipica chioma «a ombrello», ampia e appiattita.
  • Aghi: riuniti a coppie, verde scuro, rigidi, lunghi circa 8–15 cm.
  • Corteccia: bruno-rossiccia e a scaglie da giovane, poi fessurata in grandi placche allungate, arancio-rossastre o grigio-brune.
  • Fiori: specie monoica; fiori maschili gialli in piccoli gruppi, fiori femminili piccoli e rosso-violacei, in primavera.
  • Pigne: grandi, globose con la base piatta, marroni, con scaglie lisce e arrotondate; restano sui rami circa tre anni e contengono i pinoli, semi commestibili con guscio duro.

Dimensioni, longevità e diffusione in Italia

Il pino domestico arriva di solito a 20–25 m, in condizioni favorevoli fino a 25–30 m, con una chioma di grande taglia. Secondo il Parco archeologico del Colosseo è un albero longevo, che può vivere fino a 200–250 anni.

È diffuso lungo le coste del Mediterraneo settentrionale. In Italia è stato probabilmente introdotto o diffuso già da Etruschi e Romani e oggi forma le grandi pinete litoranee, oltre a essere piantato come albero ornamentale. È una specie amante del caldo e della luce, che preferisce suoli sabbiosi e sciolti, soffre sui terreni nettamente calcarei e tollera poco i venti salmastri carichi di inquinanti.

Il pino domestico in città

A Roma e in molte città del Centro-Sud i pini domestici segnano il paesaggio di viali, ville storiche e piazze. La scheda regionale dell'Emilia-Romagna lo indica per parchi e giardini, piazze, piazzali e aiuole, e per grandi e medi spazi: non lo indica tra le specie per l'alberatura stradale.

Il motivo è pratico: un albero con chioma larga 15–25 m, pesante in alto e con radici che in città crescono in superficie convive male con strade strette, traffico e marciapiedi. Nei viali esistenti, spesso alberi piantati molti decenni fa, la gestione richiede controlli regolari e scelte caso per caso.

Radici che sollevano asfalto e marciapiedi

In suoli sciolti e profondi il pino domestico sviluppa un apparato radicale robusto e profondo. In città invece trova spesso suolo compattato, poco ossigeno e superfici impermeabili: le radici si concentrano nei primi strati e, ingrossandosi, sollevano asfalto, cordoli e pavimentazioni.

Il problema non si risolve tagliando le radici: le recisioni sulle radici portanti riducono l'ancoraggio dell'albero e possono comprometterne la stabilità. Prima di rifare un marciapiede sotto un pino conviene far valutare dal tecnico quali radici si possono toccare, e considerare soluzioni come l'allargamento dell'aiuola o pavimentazioni rialzate.

Stabilità della chioma e cedimenti

Nei pini domestici urbani la valutazione VTA riguarda soprattutto:

  • apparato radicale: radici tagliate o danneggiate da scavi, suolo compattato, sollevamenti della zolla; il ribaltamento dell'intera zolla è il tipo di cedimento più temuto;
  • inclinazione del fusto e chioma sbilanciata, ad esempio verso la strada o dopo la rimozione di alberi vicini;
  • peso della chioma concentrato in alto, che con vento e pioggia intensa aumenta le sollecitazioni sulle radici;
  • branche con difetti di inserzione e rami secchi, anche per effetto della cocciniglia.

A inizio 2026, dopo la caduta di alcuni pini lungo via dei Fori Imperiali, Roma ha avviato verifiche di stabilità sugli alberi del viale e ha abbattuto quelli giudicati instabili. Su alberi di questa età spesso servono indagini strumentali, ad esempio prove di trazione, per valutare l'ancoraggio delle radici.

Cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis)

La cocciniglia tartaruga è un insetto originario del Nord America che attacca le piante del genere Pinus. In Europa è stata trovata per la prima volta nel 2014 in Campania, proprio su pino domestico, nell'area urbana di Napoli.

Le piante infestate producono molta melata, su cui si sviluppano le fumaggini che anneriscono la chioma. Nei casi gravi si vedono deperimento, disseccamento dei rami e compromissione della vitalità e della stabilità dell'albero.

Dove si trova oggi. Secondo la Regione Lazio (pagina aggiornata a maggio 2026) è presente in Abruzzo, Campania, Lazio, Toscana, Puglia e Marche. Nel Lazio è stata segnalata a metà 2018 nei quartieri a sud-est di Roma e nel 2019 si era già estesa a gran parte della città; le indagini 2025 la confermano nelle province di Roma e Latina, e nel 2026 è stata trovata anche nel Viterbese. In Campania, secondo l'EPPO, a marzo 2025 era presente in tutte e cinque le province.

Cosa dicono le regole. Non è un organismo da quarantena dell'UE, ma è regolamentata in Italia dal DM 3 giugno 2021 sulle misure fitosanitarie di emergenza. Le Regioni delimitano le zone infestate e cuscinetto. Nel Lazio, nelle zone infestate, i proprietari devono tra l'altro abbattere i pini irrimediabilmente compromessi, eliminare le porzioni di chioma secche, evitare potature drastiche e capitozzature, distruggere sul posto i residui (salvo deroghe) ed eseguire trattamenti insetticidi per endoterapia o in chioma nel rispetto delle norme sui prodotti fitosanitari. Nelle zone indenni e cuscinetto ogni sospetto va comunicato al Servizio fitosanitario regionale.

Le misure sono decise Regione per Regione: prima di intervenire va controllato l'atto regionale in vigore e i trattamenti devono essere eseguiti da operatori autorizzati.

Processionaria e altri parassiti

Il pino domestico è tra gli ospiti della processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), le cui larve defogliano la pianta e hanno peli urticanti pericolosi per persone e animali: ne parliamo nella guida alla processionaria del pino. Le schede regionali segnalano anche lepidotteri che danneggiano gemme e rametti (Rhyacionia buoliana) o scavano nel fusto (Dioryctria sylvestrella, riconoscibile dalle colate di resina), scolitidi che attaccano le piante deperienti e alcuni funghi responsabili di cancri e ruggini dei rametti.

Potatura del pino domestico

Il pino non ricaccia dal legno vecchio come le latifoglie: un taglio sbagliato non si recupera. La potatura serve soprattutto per la rimonda del secco, l'eliminazione di rami pericolosi e, se necessario, un leggero alleggerimento della chioma. Le spalcature dei rami bassi vanno fatte con gradualità. Le potature drastiche e le capitozzature vanno evitate, e nelle zone infestate dalla cocciniglia sono espressamente sconsigliate dalle misure regionali.

Scheda rapida

VocePino domestico
Nome scientificoPinus pinea L.
FamigliaPinacee (Pinaceae)
Altezza adulta20–25 m, fino a 25–30 m in condizioni favorevoli
Longevità200–250 anni
Uso in cittàParchi, ville storiche, piazze e grandi spazi; viali storici esistenti
CriticitàRadici superficiali che sollevano le pavimentazioni, stabilità della zolla, cocciniglia tartaruga, processionaria

Il pino domestico nel censimento del verde

Con la cocciniglia tartaruga e i controlli di stabilità, per ogni pino servono dati aggiornati: dove si trova, in che stato è, quali interventi ha avuto. In un censimento digitale ogni pino ha la sua scheda con foto, difetti, classe CPC e data del prossimo controllo, e gli interventi diventano lavori per le squadre con foto prima e dopo. Lo storico aiuta anche a documentare gli abbattimenti e le sostituzioni. Scoprite il censimento degli alberi con Ecoplant.

Domande frequenti

Perché le radici dei pini sollevano l'asfalto?

In città il pino domestico trova suolo compattato e superfici impermeabili, quindi concentra le radici nei primi strati di terreno. Ingrossandosi, le radici sollevano asfalto, cordoli e marciapiedi.

Si possono tagliare le radici di un pino che rompe il marciapiede?

Solo dopo la valutazione di un tecnico. Il taglio delle radici portanti riduce l'ancoraggio e può rendere l'albero instabile; spesso è meglio intervenire sulla pavimentazione o allargare l'aiuola.

Come si riconosce la cocciniglia tartaruga del pino?

I pini infestati producono molta melata e la chioma si annerisce per le fumaggini; nei casi gravi i rami seccano e la pianta deperisce. In caso di sospetto va avvisato il Servizio fitosanitario regionale, che conferma la diagnosi.

Quanti anni vive un pino domestico?

È un albero longevo: può vivere fino a 200–250 anni. In città la durata dipende molto dallo spazio per le radici, dai danni subiti e dalle avversità.

Ogni quanto vanno controllati i pini in città?

La periodicità la fissa il tecnico in base alla classe di propensione al cedimento: secondo il protocollo SIA al massimo ogni 5 anni per la classe A, ogni 3 per la B e ogni 2 per la C. Per pini vecchi in aree frequentate spesso si scelgono intervalli più brevi.

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Fonti: Regione Lazio – Servizio fitosanitario, Toumeyella parvicornis; EPPO Reporting Service 2025/091 – Toumeyella parvicornis in Campania; Regione Emilia-Romagna – Alberi per la città, scheda Pino domestico; Regione Marche – Scheda di arboricoltura Pino domestico; Parco archeologico del Colosseo – Il Pino domestico. Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce la valutazione di un tecnico abilitato.